TIM, rete venduta al fondo Kkr per 22 miliardi

Il Consiglio di Amministrazione di Telecom Italia (TIM) ha dato il via libera all’offerta presentata dal fondo statunitense Kkr per l’acquisto della rete di Tim, con un valore massimo di 22 miliardi di euro. Questa decisione, con 11 voti favorevoli e 3 contrari, rappresenta uno dei momenti più significativi nella storia dell’azienda di telecomunicazioni. L’obiettivo principale di questa mossa è ridurre il debito di Tim, che attualmente si attesta intorno a 20,6 miliardi di euro.

L’offerta di Kkr valuta la rete di Tim, ad eccezione di Sparkle, a circa 19 miliardi di euro, con la possibilità di aumentare fino a 22 miliardi di euro in seguito a condizioni come una possibile fusione con Open Fiber. Questa operazione permetterà a Tim di concentrarsi maggiormente sull’innovazione tecnologica nel settore delle telecomunicazioni e ridurre il proprio indebitamento.

L’accordo di TIM

L’accordo prevede che Tim trasferisca alcune attività legate alla rete primaria, all’attività wholesale e la partecipazione di Tim nella controllata Telenergia a Fibercop, mentre Kkr acquisirà l’intera partecipazione di Tim in FiberCop.

Si prevede che l’operazione venga completata entro l’estate del 2024, a condizione che siano soddisfatte alcune condizioni sospensive, tra cui il completamento del conferimento della rete primaria e l’approvazione da parte dell’Autorità Antitrust.

Tuttavia, il socio di maggioranza di Tim, il gruppo francese Vivendi, ha dichiarato che la decisione è “illegittima” e ha annunciato l’intenzione di utilizzare “ogni strumento legale a sua disposizione per contestare questa decisione e tutelare i suoi diritti e quelli di tutti gli azionisti“. Vivendi sottolinea che i diritti degli azionisti di Tim sono stati violati, poiché l’offerta è stata accettata senza il voto degli azionisti, e questa decisione è in contrasto con le regole di governance applicabili.

La società guidata dal CEO Arnaud de Puyfontaine prepara una battaglia legale contro l’operazione. La disputa si concentra sulla competenza del Consiglio di Amministrazione nel prendere una decisione così rilevante senza coinvolgere gli azionisti. Vivendi sostiene che la cessione dell’intera rete comporta una modifica evidente dell’oggetto sociale di Tim, che avrebbe richiesto una modifica preventiva dello statuto della società, decisione di competenza dell’Assemblea straordinaria.

Inoltre, Vivendi afferma che la decisione è viziata anche dal mancato rispetto delle norme sulle operazioni con parti correlate, in quanto il ministero dell’Economia e delle Finanze, controllante di Cassa Depositi e Prestiti S.p.A., è una parte correlata di Tim. Questa controversia promette di essere un’importante sfida legale nell’ambito delle telecomunicazioni in Italia.

Mentre il Cda di Tim avanza con l’operazione, Vivendi si prepara a una battaglia legale per tutelare i diritti degli azionisti e contrastare la decisione. La storia si sta evolvendo, e il futuro di Tim e della sua rete rimane incerto in attesa degli sviluppi legali.

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