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Intelligenza Artificiale: A Rischio 200mila Posti di Lavoro nel Settore Pubblico Italiano

L’intelligenza artificiale (IA) sta per rivoluzionare il lavoro nel settore pubblico italiano, con 1,8 milioni di dipendenti che dovranno adattarsi a questa nuova realtà tecnologica. Una recente ricerca del Forum PA rivela che circa 200mila lavoratori rischiano di essere sostituiti da sistemi automatizzati, specialmente nelle amministrazioni centrali come ministeri, agenzie fiscali ed enti pubblici non economici. Tra questi, quasi 92mila dipendenti potrebbero vedere le proprie mansioni eliminate a causa della loro natura ripetitiva e sostituibile.

Il Ministro della Pubblica Amministrazione, Paolo Zangrillo, ha riconosciuto l’impatto di questo cambiamento, sottolineando però l’opportunità di affrontarlo senza paura. “Stiamo vivendo un grande cambiamento“, ha dichiarato Zangrillo, “che, come in passato nei settori dei trasporti e dell’industria tessile, vedrà la scomparsa di alcune attività e la nascita di nuove“.

Parallelamente, l’Unione Europea ha approvato l’AI Act, la prima legge al mondo che regola lo sviluppo e l’uso dell’intelligenza artificiale. Questa normativa stabilisce obblighi specifici per fornitori e sviluppatori in base ai diversi livelli di rischio associati ai sistemi IA.

Secondo Zangrillo, il cambiamento potrà essere gestito. Nei prossimi otto anni, entro il 2032, un milione di lavoratori pubblici attualmente impiegati andrà in pensione, e il processo di ricambio è già iniziato. Quest’anno saranno assunte circa 170mila persone, contribuendo a ridurre significativamente l’età media dei dipendenti pubblici a 49,5 anni. “Dobbiamo affrontare questa era di cambiamento non con la paura di perdere posti di lavoro, ma con l’obiettivo di rendere l’innovazione tecnologica compatibile con i nostri piani di sviluppo“, ha aggiunto Zangrillo. “La digitalizzazione e l’intelligenza artificiale cambieranno profondamente il nostro modo di lavorare: alcuni lavori scompariranno, ma ne nasceranno di nuovi“.

La ricerca del Forum PA indica che il 57% dei dipendenti pubblici (oltre 1,8 milioni su 3,2 milioni totali) sarà fortemente influenzato dall’IA. Tra questi, l’80% riuscirà a integrare l’IA nel proprio lavoro, migliorando significativamente le proprie prestazioni. Tuttavia, il 12% (circa 218mila lavoratori) rischia di essere sostituito, mentre l’8% (circa 154mila dipendenti, inclusi molti nel settore sanitario e diplomatico) si trova in una zona grigia tra sinergie potenziali e rischi di sostituzione. “Le professioni altamente specializzate come i ruoli direttivi e i professionisti hanno un forte potenziale di collaborazione con l’IA, mentre quelle meno specializzate e routinarie sono più vulnerabili alla sostituzione“, si legge nel rapporto.

Il settore delle amministrazioni centrali è quello maggiormente a rischio, con quasi la metà dei dipendenti che potrebbero essere sostituiti. Su poco meno di 204mila lavoratori del comparto, ben 92mila rischiano di perdere il proprio posto a causa dell’IA. In generale, il 12% dei 1,8 milioni di lavoratori del settore pubblico coinvolti dall’IA potrebbe essere sostituito, ma nelle amministrazioni centrali questa percentuale sale al 47%, coinvolgendo circa 196mila persone.

La rivoluzione dell’IA rappresenta la terza ondata di trasformazione per il settore pubblico negli ultimi 15 anni, dopo la spending review e la pandemia. Con un’attenta gestione, questo cambiamento potrebbe portare a un’epoca di innovazione e sviluppo, garantendo che l’intelligenza artificiale diventi un alleato prezioso per il futuro del lavoro pubblico in Italia.

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