CyberSec2023

Google, la verità dietro la navigazione in incognito

Google è sul punto di porre fine a una causa collettiva intentata nel 2020 da utenti che accusano l’azienda di violare la privacy attraverso la modalità di navigazione in incognito di Chrome. Inizialmente, Google aveva cercato di respingere l’accusa, sostenendo che un avviso avvertiva gli utenti della possibile visibilità della loro attività durante la navigazione in incognito. Tuttavia, i ricorrenti sostengono che Google continua a monitorare, raccogliere e analizzare i dati di navigazione web in tempo reale, violando le leggi sulla privacy.

I querelanti, William Byatt, Chasom Brown e Maria Nguyen, affermano che Google Analytics e Ad Manager elaboravano le informazioni dei browser in modalità incognito, inclusi contenuti delle pagine web, dati del dispositivo e indirizzi IP. L’accusa sostiene anche che Google associa ancora l’attività degli utenti ai loro profili reali, un aspetto ritenuto inaccettabile dalle leggi sulla privacy.

Il giudice Yvonne Gonzalez Rogers ha respinto il tentativo di Google di ottenere una sentenza senza udienza, sottolineando che l’azienda non ha adeguatamente informato gli utenti sulla scala della raccolta di dati. Nonostante Google affermi che gli utenti abbiano acconsentito alla raccolta durante l’utilizzo della navigazione privata, il giudice Rogers ha dichiarato che la mancanza di un consenso esplicito rende tale difesa insostenibile.

Secondo un avviso depositato il 26 dicembre, Google e i querelanti hanno raggiunto un compromesso che porrebbe fine alla disputa legale. L’accordo sarà presentato al tribunale entro la fine di gennaio, con una decisione finale prevista entro la fine di febbraio.

A questo link, il precedente articolo: Google Chrome: Causa in arrivo per la controversia da 5 miliardi sulla modalità incognito

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