Data center, l’Italia accelera: 7 miliardi già investiti e un potenziale da 25 miliardi entro il 2028

Negli ultimi tre anni l’Italia ha registrato una crescita significativa nel settore dei data center, affermandosi come uno dei mercati emergenti più interessanti a livello europeo. Tra il 2023 e il 2025 gli investimenti già realizzati hanno superato i 7 miliardi di euro, mentre le iniziative annunciate per il periodo 2026–2028 potrebbero portare sul territorio nazionale ulteriori 25 miliardi, secondo le analisi dell’Osservatorio Data Center del Politecnico di Milano.

Il quadro che emerge è quello di un Paese con un forte potenziale infrastrutturale e geografico, ma ancora alle prese con vincoli normativi, autorizzativi ed energetici che rallentano la concreta realizzazione dei progetti.

Investimenti annunciati e progetti effettivi: il nodo dei tempi

Nonostante l’interesse crescente degli investitori, non tutti i data center annunciati arrivano rapidamente alla fase operativa. Nel triennio appena concluso, poco meno di sette progetti su dieci sono stati completati nei tempi previsti. I ritardi si concentrano soprattutto sulle iniziative promosse da operatori internazionali al primo ingresso nel mercato italiano, che spesso sottovalutano la complessità delle procedure autorizzative e la frammentazione delle competenze tra enti locali e nazionali.

A incidere sulle tempistiche è anche l’evoluzione tecnologica: la diffusione dell’intelligenza artificiale sta spingendo i grandi cloud provider a rivedere le architetture dei data center, con ripensamenti su densità di potenza, raffreddamento e layout degli edifici, generando ulteriori rallentamenti in fase progettuale.

Nuovi operatori internazionali protagonisti della crescita

Guardando al periodo 2026–2028, sono 83 i nuovi data center annunciati in Italia da circa 30 aziende. La maggior parte del capitale potenziale proviene da operatori esteri: oltre il 70% degli investimenti previsti è riconducibile a gruppi internazionali non ancora attivi nel Paese.

Questa forte presenza di nuovi entranti rappresenta al tempo stesso un’opportunità e una criticità. Da un lato conferma l’attrattività del mercato italiano, dall’altro espone il sistema a un rischio di rallentamento se non verrà introdotto un percorso autorizzativo più chiaro e uniforme a livello nazionale.

Milano si conferma polo strategico del Sud Europa

Il fulcro dello sviluppo italiano resta l’area milanese. Oggi Milano concentra circa il 68% della potenza IT installata a livello nazionale, pari a 414 MW, e punta a superare la soglia di 1 GW entro il 2028. Un valore che la posiziona come riferimento per il Sud Europa e che, se i progetti annunciati verranno confermati, potrebbe ridurre sensibilmente il divario con i grandi mercati storici del continente.

Non a caso, quasi un quarto degli investimenti europei previsti nel settore data center coinvolge direttamente il capoluogo lombardo, rendendolo uno degli hub più osservati dagli operatori internazionali.

Energia e reti: richieste ben oltre la capacità reale

La questione energetica resta uno dei principali fattori di incertezza. Nel 2025 le richieste di connessione alla rete di alta tensione presentate a Terna hanno superato i 68 GW, di cui oltre 30 GW concentrati nell’area milanese. Numeri che eccedono di gran lunga le reali possibilità di sviluppo nel breve periodo.

Attualmente, circa tre quarti della potenza IT installata a Milano è già collegata all’alta tensione, e la stessa tendenza si conferma per i nuovi progetti in fase di pianificazione. Questo scenario impone una selezione più rigorosa delle iniziative e un coordinamento più stretto tra operatori, gestori di rete e istituzioni.

Connettività, politiche industriali e nuovi attori

Accanto ai grandi hub del Nord, stanno emergendo anche opportunità nel Sud Italia, grazie al rafforzamento delle infrastrutture di connettività e alla crescente attenzione verso una distribuzione più equilibrata della capacità computazionale sul territorio.

Sul fronte industriale, si segnalano investimenti che coinvolgono attori provenienti da altri settori strategici, come il progetto di campus data center a Ferrera Erbognone, che vede la collaborazione tra ENI e Khazna Data Centers, con il supporto istituzionale italiano e saudita.

A livello normativo, il Governo ha avviato un percorso per rendere il Paese più attrattivo, introducendo una strategia nazionale dedicata ai data center e affiancandola a interventi legislativi sia centrali sia regionali, con l’obiettivo di ridurre l’incertezza regolatoria.

Il confronto con l’Europa

Nel contesto europeo, i principali poli data center hanno attirato quasi 30 miliardi di euro tra il 2023 e il 2025, con una previsione che supera i 110 miliardi entro il 2028. I mercati storici dell’area FLAPD (Francoforte, Londra, Amsterdam, Parigi e Dublino) mantengono la leadership, ma nuove città stanno guadagnando terreno.

Milano emerge come uno dei poli a più alto tasso di crescita, mentre Madrid si conferma il principale concorrente diretto nel Sud Europa. Nel Nord del continente, città come Helsinki stanno sfruttando condizioni climatiche favorevoli e forti investimenti in ricerca per attrarre infrastrutture legate anche al quantum computing.

Un settore chiave per la sovranità digitale

I data center rappresentano oggi un’infrastruttura critica per l’economia digitale e per la sovranità tecnologica europea. L’Italia dispone di margini concreti per rafforzare il proprio ruolo nello scenario continentale, ma la sfida sarà trasformare l’elevato numero di annunci in progetti reali, sostenibili e integrati nel territorio.

La direzione è tracciata: la capacità di coordinare investimenti, politiche energetiche e regole certe determinerà se il Paese saprà consolidare questa fase di crescita o se parte delle opportunità finirà per spostarsi verso mercati più maturi e strutturati.

Ti è piaciuto questo articolo?

Iscriviti alla nostra newsletter gratuita e unisciti a una community di appassionati come te!

Condividi sui social
Potrebbero interessarti
Related news