Arriva il “cloud europeo” di Amazon, ma il Cloud Act resta: perché la sovranità digitale UE è ancora fragile

Dal 15 gennaio Amazon ha avviato il lancio di un nuovo servizio di cloud “sovrano” europeo, presentato come una risposta alle crescenti richieste di protezione dei dati, resilienza normativa e autonomia tecnologica da parte dei Paesi dell’Unione Europea.
L’obiettivo dichiarato è rassicurare governi, pubbliche amministrazioni e imprese strategiche: infrastrutture fisicamente e logicamente separate, data center interamente situati nell’UE e gestione affidata a entità europee.

Tuttavia, al di là delle garanzie operative, resta un nodo centrale: Amazon Web Services è una società statunitense, e come tale soggetta al Cloud Act, la legge federale che consente alle autorità USA di richiedere l’accesso ai dati controllati da aziende americane, indipendentemente da dove siano localizzati i server.

Cos’è il cloud “sovrano” di Amazon

Secondo quanto comunicato da Amazon Web Services, il nuovo servizio prevede:

  • Data center costruiti e operativi esclusivamente nell’Unione Europea
  • Separazione logica e fisica dall’infrastruttura globale AWS
  • Gestione affidata a società europee
  • Amministratori residenti nell’UE
  • Conformità rafforzata alle normative comunitarie su privacy e protezione dei dati

La Germania sarà il primo Paese a utilizzare il servizio, seguita da Belgio, Paesi Bassi e Portogallo. Per Berlino, il progetto rappresenta un primo passo verso una capacità digitale “autodeterminata”.

Il problema giuridico: il Cloud Act non scompare

Il punto critico è di natura legale, non infrastrutturale.
Il Cloud Act, approvato negli Stati Uniti nel 2018, impone alle aziende statunitensi di fornire alle autorità federali i dati da esse controllati, anche se conservati fuori dai confini americani.

Secondo Andy Yen, CEO di Proton, «la realtà giuridica non scompare dietro una bandiera europea o una campagna di marketing». Finché il controllo ultimo dell’infrastruttura resta in mano a un soggetto USA, l’accesso ai dati da parte delle autorità americane rimane giuridicamente possibile.

Questo significa che il cloud “sovrano” riduce i rischi operativi, ma non elimina il rischio geopolitico.

La dipendenza europea dalle Big Tech statunitensi

Il caso Amazon si inserisce in un contesto più ampio di dipendenza strutturale dell’Europa dai provider americani.
Secondo i dati pubblicati da Proton, la maggior parte delle aziende europee, incluse quelle strategiche, utilizza servizi di posta elettronica, collaborazione e archiviazione forniti da Amazon, Google e Microsoft.

In Italia:

  • 69% delle aziende quotate utilizza servizi email statunitensi
  • Nel settore energetico la quota sale a quasi 90%
  • Nei trasporti supera il 75%
  • Nel settore bancario, uno dei meno dipendenti in Europa, l’Italia registra comunque un 73%

Il motivo è semplice: non esiste una Big Tech europea comparabile per scala, investimenti e capacità tecnologica.

Sovranità del dato: l’unica strada percorribile?

Secondo Pierguido Iezzi, responsabile cybersecurity di Maticmind, la dipendenza tecnologica è ormai strutturale:
«Stati Uniti e Cina sono molto più avanti sul piano hardware e software. L’unica sovranità realistica per l’Europa è la sovranità del dato, non dell’infrastruttura».

In quest’ottica, il cloud sovrano di Amazon rappresenta una soluzione di compromesso: server anche americani, ma dati cifrati, controllati e governati da soggetti europei, con responsabilità giuridiche ricadenti nell’UE.

Il fallimento di Gaia-X e l’occasione mancata

Il dibattito sulla sovranità digitale riporta inevitabilmente al progetto Gaia-X, l’iniziativa europea nata per creare una nuvola dei dati continentale.
Secondo Michele Colajanni, docente di Informatica all’Università di Bologna, Gaia-X ha fallito per eccesso di frammentazione:

«L’Europa ha scelto la via del consorzio invece di quella industriale. Troppe aziende, troppi interessi, nessuna visione unica. Il modello Airbus dimostra che un’alternativa era possibile».

A distanza di oltre dieci anni, Gaia-X non è riuscita a produrre un vero competitor delle Big Tech globali, lasciando l’Europa senza una piattaforma cloud realmente autonoma.

Un cloud europeo, ma non indipendente

Il cloud “sovrano” di Amazon non è una soluzione definitiva, ma un segnale politico e industriale: l’Europa chiede maggiore controllo sui dati, ma continua a delegare l’infrastruttura.

Nel breve periodo, questa scelta può migliorare compliance, sicurezza operativa e governance. Nel lungo termine, però, la questione della sovranità digitale resta aperta: senza un campione industriale europeo, il rischio di dipendenza strategica rimane.

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